Cambiare le cose un sorriso alla volta

«Dopo un viaggio intenso in Tanzania, la destinazione era il Kenya, ma il progetto Tembo e Twiga non ci ha portato in qualche parco o safari. Questa volta, siamo finiti nel cuore pulsante e crudo di Nairobi. Non una cartolina, ma un quartiere immenso, casa di migliaia di persone, immerso tra lamiere, fango e rifiuti. Siamo stati catapultati in un luogo dove la povertà divora ogni cosa, dove le sfide quotidiane sono titaniche e dove intere generazioni di bambini non hanno mai conosciuto il diritto al gioco o alla scuola.»

Thimoty, fondatore di Our Discovery Travel, racconta così il primo impatto con la baraccopoli di Korogocho, nell’area metropolitana di Nairobi.

Our Discovery Travel è andata nello Slum di Nairobi per incontrare i volontari di Una Mano per un Sorriso – For Children (conosciuta in Kenya come Smiley Hand). L’ente opera in territori estremamente complessi come Korogocho, Lucky Summer e l’area della discarica di Dandora, concentrandosi sulla tutela dei diritti dei minori, sull’istruzione e sulla cura della persona. Attraverso una strategia basata sull’empowerment e l’autodeterminazione, l’associazione mira a offrire mezzi concreti per un futuro migliore, superando le enormi difficoltà logistiche e sociali imposte dalla vita nelle baraccopoli.

Thimoty Grosso, fondatore di Our Discovery Travel, a Korogocho per il progetto Tembo e Twiga 2025

Che cos’è una baraccopoli?

Quelle che nel linguaggio comune definiamo baraccopoli o slum rientrano tecnicamente nella definizione di ‘insediamenti informali’. Non si tratta di semplici agglomerati provvisori, ma di vere e proprie città nella città, nate spontaneamente al di fuori di qualsiasi pianificazione urbanistica pubblica.

Nate come soluzioni abitative di emergenza, dopo anni – se non decenni – acquisiscono una stabilità di fatto, diventando casa per migliaia di persone. Tuttavia, questa permanenza fisica si scontra con una totale assenza di riconoscimento legale: questi territori restano zone d’ombra, vuoti di diritto dove la proprietà, i servizi e le tutele statali semplicemente non esistono. Questo significa che in una baraccopoli non esistono allacci ufficiali all’acqua potabile o all’energia elettrica, né tubature né sistemi fognari.

Il tema del diritto fondiario è molto sentito dagli abitanti della baraccopoli: infatti la mancanza di sicurezza rende meno efficaci interventi di riqualificazione nelle baraccopoli. Se non si è certi di possedere realmente una casa o un terreno e sapendo che in qualsiasi momento si potrebbe essere cacciati, qualsiasi tipo di investimento è scoraggiato.

Lo Stato, lungi dall’essere un garante di diritti, si manifesta spesso come una minaccia, intervenendo ciclicamente con politiche repressive fatte di ruspe e fiamme per scoraggiare l’espansione degli insediamenti, lasciando però le famiglie nel nulla. Un contesto così destrutturato impatta devastantemente sulla quotidianità, ma colpisce con ferocia asimmetrica la fascia più vulnerabile: l’infanzia. Sono i bambini privati dei diritti fondamentali alla cura e all’istruzione il cuore del lavoro di Smiley Hand. È per loro, per questi piccoli senza alcuna tutela, che l’associazione si impegna ogni giorno.

Le strade della baraccopoli di Korogocho, 2025.

Inizia tutto dall’educazione

Paola Viola, fondatrice e responsabile di Smiley Hand ha un’esperienza pluriennale in questo contesto. Thimoty di Our Discovery Travel racconta così gli inizi dell’associazione:

«Arrivati alla Smiling School, il preside Abraham e la presidentessa di Smiley Hand Paola mi raccontano com’è iniziato questo viaggio incredibile. Paola aveva già partecipato a diverse missioni in giro per il mondo, ma quando è arrivata qui in Kenya nel 2014 ha capito subito che questo era il suo posto

In quell’anno aveva iniziato a entrare nelle baraccopoli e lì ha conosciuto Abraham, che cercava di fare lezione sotto una grande tettoia con pareti di lamiera. Parlando con lui, ha compreso quanto fosse enorme il bisogno: decine e decine di bambini senza un luogo sicuro in cui giocare, studiare o semplicemente essere bambini. In realtà come questa, spesso i piccoli vengono lasciati per strada già a 5 o 6 anni. Abraham le ha detto subito che non riuscivano a far fronte alle necessità e alle richieste di aiuto: erano molte di più delle loro possibilità.

Paola dopo quella prima esplorazione è tornata a casa e per un periodo non si è fatta sentire con Abrahm.

Ma quel silenzio non era distanza: era duro lavoro, organizzazione, pianificazione. In Italia, insieme agli altri volontari, stava cercando un modo per fare qualcosa di concreto. Non una donazione una tantum, ma un progetto che rimanesse, che avesse un vero impatto sul futuro di quei bambini.

Quando è tornata a Nairobi, portava con sé 500 euro raccolti grazie alla rete di volontari ed amici. Con quella cifra sono riusciti ad ampliare le classi in lamiera e a costruire una piccola mensa.

Così è nata la prima Smiling School.»

Paola nei pressi della Smiling School, 2025.

Abrahm, preside della Smiling School, 2025.

La Smiling School è nata accogliendo poche decine di bambini. Oggi è diventata una realtà enorme: 270 bimbi che un tempo vivevano per strada ora hanno un luogo sicuro dove crescere e imparare. La scuola offre 8 classi elementari e 3 dell’infanzia, con un orario esteso dalle 8:00 alle 16:00, così da tenere i bambini lontani dai pericoli dello slum per la maggior parte della giornata.

Oltre all’istruzione, la scuola assicura due pasti al giorno: colazione e pranzo. Per molti dei bambini, sono gli unici momenti in cui possono contare su un vero nutrimento. L’associazione sostiene completamente le spese della struttura e si occupa in autonomia anche dei costi legati all’alimentazione.

La Smiling School resta una realtà informale: lo Stato, infatti, non può riconoscere come istituto ufficiale una scuola costruita con semplici lamiere. Tuttavia, gli studenti possono comunque sostenere gli esami statali e, una volta superati, la loro formazione informale si traduce in un titolo valido e riconosciuto. Alcuni di loro sono persino arrivati a laurearsi.

Un centro per i ragazzi e la comunità

Nel luglio 2019 è stato inaugurato lo Smiling Center, nel quartiere di Lucky Summer, proprio ai margini della baraccopoli di Korogocho e a poca distanza dalla gigantesca discarica di Dandora. Il suo obiettivo è chiaro: offrire ai ragazzi dello slum la possibilità di sognare.

Per farlo è stata costruita una struttura in muratura, su più piani, affacciata direttamente sullo slum. Lo Smiling Center è oggi un vero e proprio spazio polifunzionale, con aule e corsi dedicati ad ecologia, yoga, fotografia, arte, musica, lettura e scrittura.

Il sogno di Smiley Hand è semplice e potentissimo: aprire ai ragazzi mondi nuovi che, restando tra le baracche, rimarrebbero invisibili e irraggiungibili. Senza questo centro, molti di loro non avrebbero mai toccato un computer, utilizzato una stampante 3D o partecipato ad un laboratorio artistico o fotografico.

«Se non hai avuto la possibilità di vedere un mondo, come fai anche solo a sognarlo?»
Così Paola descrive l’essenza delle attività del centro.

Dal 2024 sono stati introdotti anche moduli dedicati ai Diritti Umani e all’Educazione Alimentare. Oggi lo Smiling Center rappresenta un’autentica oasi sicura, in un quartiere dove non esistono altri servizi simili.

Pietro, volontario di Smiley Hand, 2025.

Un occhio per i più fragili

Sul fronte sanitario, i progetti Health Care – for Smile e Special Smile si occupano di garantire cure mediche, con un’attenzione particolare agli alunni con disabilità che necessitano di trattamenti straordinari. Una volta alla settimana, presso lo Smiling Center, è attiva la Smiling Clinic, una clinica gratuita di riabilitazione e fisioterapia gestita in collaborazione con il Ruaraka Uhai Neema Hospital e l’ONG World Friends.

Thimoty e Claudio hanno trascorso una mattinata alla Smiling Clinic, osservando da vicino il lavoro dei terapeuti e offrendo il loro contributo.

«Ho visto con i miei occhi un bambino aprire una porta con grande fatica. Il dottore volle mostrarmelo: quello era il risultato di un anno intero di esercizi di stretching e di rinforzo per i muscoli e le articolazioni del suo polso. È stato meraviglioso.»

Racconta Thimoty riguardo i progressi che sono possibili nella clinica.

Smiley Hand domani

Smiley Hand è una realtà che ascolta, si adatta e cambia ogni giorno. Oggi i due grandi cantieri in corso – la nuova Smiling School e la Smiling Farm – rappresentano il cuore del suo impegno.

La nuova Smiling School è un progetto indispensabile. Con la recente riforma scolastica, il governo richiede spazi aggiuntivi come laboratori di chimica, palestre e mense: strutture impossibili da realizzare nell’edificio in lamiera. Per questo l’associazione ha scelto, ancora una volta, di compiere un enorme passo avanti, costruendo una scuola in muratura proprio di fronte allo Smiling Center.

Ogni dettaglio è stato pensato come un gesto d’amore verso i ragazzi. I lavandini sono stati installati più in basso, così che anche i più piccoli possano lavarsi scarpe e vestiti da soli. È stata creata una vera mensa, un’aula studio dove leggere, imparare e giocare in tranquillità, e anche docce progettate per garantire alle ragazze uno spazio sicuro e dignitoso durante il periodo del ciclo.

La Farm è un progetto nuovo, ambizioso e profondamente orientato al futuro dei ragazzi e delle famiglie di Korogocho. Rappresenta per tutta la comunità una sfida enorme ma guidata da un’idea semplice: restituire.

L’associazione ha acquistato 4 acri nel sud di Nairobi, nella zona di Kajiado. Qui sorgerà una fattoria pensata per offrire ai giovani di Korogocho – che ogni giorno vivono con la discarica più grande dell’Africa orientale davanti agli occhi – l’opportunità di immergersi nella natura, lontano dalla durezza dello slum. La Farm sarà anche un vero laboratorio agricolo, un luogo in cui imparare competenze concrete e recuperare un rapporto sano con la terra.

Ed è proprio qui che emerge un grande paradosso sociale: molte delle persone che vivono stipate tra le lamiere della baraccopoli possiedono terreni nelle loro regioni d’origine in diverse parti del Kenya. Sono famiglie che oggi abitano in pochi metri quadrati, senza acqua né elettricità, e allo stesso tempo sono proprietarie di intere fattorie.

Ma tornare è diventato difficile. Il legame con la terra si è spezzato, si è persa la conoscenza del coltivare, e spesso è svanita persino l’idea che una vita diversa da quella dello slum sia ancora possibile.

In futuro, i prodotti coltivati nella Farm potranno essere utilizzati per sfamare le famiglie dello slum o per arricchire la loro alimentazione. È un progetto di restituzione allo stato puro: creare qualcosa che generi valore e che possa essere reinvestito nel futuro di centinaia di persone.

La zona di Kajiado, però, soffre una grave carenza d’acqua. Per questo Smiley Hand vuole costruire anche un pozzo, così da offrire una risorsa vitale non solo ai ragazzi coinvolti nel progetto, ma anche alla comunità masai del territorio. Un intervento che va oltre Korogocho, contribuendo a risolvere una crisi idrica che colpisce molte altre famiglie.

Di fronte alle molte necessità del progetto per rendere questo sogno realtà Paola è stata chiara: «Non so ancora come, ma in qualche modo raccoglieremo tutti i fondi necessari.»

I campi del Kajiado alla periferia di Nairobi, 2025.

Come possiamo aiutare Smiley Hand?

I modi per sostenere un’associazione come la loro sono davvero tantissimi: parlarne con gli amici, interagire sui loro canali social, attivarsi come volontari in Italia o, per chi lo desidera, partire e vivere un’esperienza di missione per vedere tutto con i propri occhi.

E per chi ha la possibilità di offrire un aiuto economico, Smiley Hand mette a disposizione diverse forme di sostegno: donazioni singole o ricorrenti, il 5 per mille, oppure iniziative come “Adotta un banco” o “Adotta un talento”, pensate per supportare il percorso scolastico dei bambini e coprire i costi più urgenti.

«È una grande responsabilità anche donare: bisogna informarsi, leggere bene. Le risorse non vanno sprecate.»
Un’altra frase di Paola, semplice e saggia, che racconta il valore e la cura dietro ogni gesto.

Tutte le informazioni per le donazioni si possono trovare direttamente al loro sito internet cliccando qui.

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Articolo di Francesco D’Ottavi – Our Discovery Travel